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Scrivi a padre Angelo

    21 aprile 2009 
             
  

 Carissimi amici, è passata la Pasqua.

 

Mi trovo a San Vicente del Caguan, alla foce del fiume che attraversa tutta la mia parrocchia.

Qui è la sede del Vescovo di questo immenso vicariato, più grande del Portogallo.

Il Vescovo Mons. Francisco Munera ha convocato qui tutti i suoi sacerdoti per un momento di fraternità, condivisione, verifica e programmazione.

Mi prendo questa serata per condividere con voi le vicende di questo ultimi mesi molto intensi.

 

In Quaresima tra le veredas

 Proprio all’inizio della Quaresima do inizio ad uno dei tanti viaggi che mi ha portato a visitare alcune comunità più emarginate della mia parrocchia con l’imposizione delle ceneri.

Decidiamo che saranno quattro i centri a cui faranno riferimento altri villaggi: Puerto Camelias, Cuba, Monserrate e Santo Domingo. Con noi viene la dottoressa e l’infermiera del piccolo ospedale di Remolino.

Il viaggio è pronto. Già conosco il territorio, la realtà, la situazione politica, la sofferenza di queste persone, che cercano risposte e anche soluzioni a problemi che appaiono non risolvibili e mentre percorro per ore il fiume la mia riflessione mi porta  a pensare e fare un’analisi profonda a questa missione che sto vivendo.

La vereda di Santo Domingo, un piccolo borgo, conosciuto per essere un centro importante per la  coltivazione di coca è occupato ora  da ben 1000 uomini dell’Esercito Nazionale e quindi chi ha la possibilità se ne sta andando per coltivarla in luoghi più nascosti.

Arriviamo ma non c’è nessuno che ci accoglie, solo i militari armati fino ai denti.

Ci pongono parecchie domande e sono molto sospettosi. Quando capiscono bene chi siamo ci  aiutano a scaricare i bagagli e le scatole di medicinali.

Entrando in paese la gente si accorge della nostra presenza e si preoccupa di trovarci un alloggio e darci da mangiare durante la nostra permanenza.

La popolazione è molto spaventata e totalmente disorientata. Non sanno cosa fare, non hanno alternative…

Ho l’impressione che, la gente che da anni, da decenni è arrivata in questo territorio, e che per 30 anni ha coltivato e venduto coca sperando di arricchirsi rapidamente, ora si trova più povera di prima, perché la fonte che gli dava da mangiare (la coca) è più difficile ora da coltivare e nella finca (fattoria) non esiste un orto, un’altra coltura per l’auto-sostentamento e quindi il campesino (contadino) si trova senza denaro sufficiente per poter acquistare sementi o altri prodotti per cambiare coltivazione.

L’Esercito poi, non sta facendo molto per farsi voler bene …!

Mentre sto seduto guardando la televisione con alcune persone del paese, un militare si mette tra me ed il  televisore e senza farsi notare, con una macchina fotografica nascosta dentro ad una scatoletta di cartone mi scatta una foto.

 

Clicca la mappa per ingrandire

 

 

Mappa del Vicariato

n.12 dove si trova

Remolino del Caugan

Clicca le foto per ingrandirle

 

La dottoressa

L'infermiera

Padre Angelo in viaggio

Coca

Sradicazione pianta di coca

da parte dell'Esercito

   
 

Riesco a scorgere appena il riflesso dell’obiettivo…in quel momento sento che mi hanno “rubato” qualcosa e “violato” come persona.

Non reagisco e seguo con lo sguardo il soldato che ha commesso questa mancanza di rispetto.

Dopo un po’ di tempo mi riprendo e viene a salutarmi il tenente, il quale si scusa per non aver partecipato interamente alla Santa Messa.

Allora mi permetto di raccontagli come mi sono sentito dopo la foto scattata di nascosto come se fossi un ricercato. Mi chiede:

“Chi è stato”?

Gli rispondo che: “Non ho niente da nascondere e che le foto le possono fare liberamente ma alla luce del sole!”

Il tenente cambia argomento e mi ripete l’omelia che ho fatto, e alla fine salutandomi mi chiede scusa, confermandomi  che veramente mi hanno scattato una foto, se ancora avessi avuto dei dubbi.

 
 

 Proseguendo arrivo a  Monserrate una  vereda molto ben organizzata con una scuola statale molto bella. Anche qui la popolazione è vittima della coca e come in altri villaggi la popolazione che si era allontanata molto dalla fede in questo tempo di forte crisi cerca Dio.

Molto forte è la presenza delle sette evangeliche, che spesso riempiono il cuore ma lo “lasciano sospeso”, perché non danno risposte concrete ai problemi che sta vivendo la gente.

La comunità ci chiede una presenza più continua durante l’anno, la formazione di catechisti di comunità è un cammino molto lungo, ci accorgiamo che la gente ha veramente bisogno di essere accompagnata, altrimenti cerca altre soluzioni e come equipe missionario decidiamo di essere più presenti, anche attraverso la celebrazione della Parola di Dio.  

Abbiamo poi avuto una bellissima settimana di formazione per i catechisti, dal 2 al 6 marzo: erano 15 persone, non molti però è un gruppo che si va consolidando.

Con loro stiamo instaurando una relazione d’amicizia profonda fondata sulla Parola e la giustizia sociale. Quest’anno, a causa del conflitto che il Caquetà e la zona di Remolino vivono da anni, con il Vescovo, abbiamo deciso di riflettere in modo particolare sul perdono e la riconciliazione.

      
 

 

Panoramica

vereda Monserrate

 

 

 

 

Alcuni catechisti

 
       
 

50 anni di Colombia!

Il 14 marzo qui in Colombia due missionari della Consolata hanno compiuto 50 anni di sacerdozio: padre Antonio Bonanomi e il p. Salvatore Mura, quest’ultimo ha pure celebrato 50 anni di missione in terra Colombiana. Ho colto il suo invito a partecipare alla sua festa con l’impegno di realizzare un video ricordando questa bella esperienza di vita missionaria.

Abbiamo celebrato questo avvenimento vicino alla famosa e turistica città di Cartagena de Indias in una missione con gli Afro-Americani dove da vari anni lavora il p. Salvatore.

 
    

          Padre Salvatore Mura:  festa del 50° - con una signora e con i bambini

   
      

L'avventura dell'anno: "el paro armado delle Farc"

Dopo questa bella festa ho intrapreso il viaggio di ritorno, perché la Pasqua si avvicinava e qui mi è capitata “l’avventura dell’anno”!!!

Dopo un lungo silenzio la guerriglia delle Farc si fa sentire dichiarando “paro armado” nella strada tra Florencia e San Vicente e in altre località colombiane.

Il venerdì 20 marzo lo ha fatto anche per il tratto Florencia - Cartagena del Chairà.

Da Bogotà sono arrivato a Florencia proprio la mattina del venerdì, ho comprato il biglietto per viaggiare alle 14,00 dello stesso giorno, ma quando sono andato alla stazione dei bus,  mi comunicano che non si può passare, perché la strada è controllata dalla guerriglia e nessun autista e Compagnia di trasporto giustamente vuole rischiare e così mi restituiscono i soldi del biglietto.

Non resta che aspettare e sperare che tolgano questo “sciopero” forzato.

Tutte le persone che passano per le strade, proibite dalla guerriglia, con qualsiasi mezzo di trasporto sono punite anche con la morte.

Tutti i giorni mi informo sulla situazione, fino a quando il mattino del mercoledì 25 marzo alla stazione dei bus mi dicono:

“Padre sono partiti due bus uno alle 5,00 del mattino e l’altro alla 6,15, partirà un altro alle 8,00” Faccio la valigia in fretta, mi organizzo e vado alla stazione immediatamente, sono le 7,30 e mi dicono che stanno aspettando un autista che si azzarda a partire.

Chiedo se c’è pericolo e mi dicono semplicemente che gli altri due bus sono partiti e non si è sentito niente di negativo e così mi siedo e aspetto….

Poco dopo si avvicina l’ autista e mi dice: “Padre… andiamo”!!!

In poco tempo si forma un bel gruppo. Una signora si ritira all’ultimo minuto perché è tremendamente nervosa.

Sono le 8,12, si parte… la maggioranza si fa il segno della croce. Qui è un’abitudine abbastanza comune, però noto che l’autista se lo fa ogni volta che passiamo un paesino, per poi inoltrarci in zone isolate.

Rompo il ghiaccio e gli chiedo:

“Stiamo correndo un forte rischio?”

Mi risponde:

“Padre, ero stanco di aspettare a Florencia, devo lavorare e allora ho chiesto all’Impresa di farmi viaggiare”.

Stiamo correndo come pazzi in meno di due ore arriviamo a metà strada. Passato il paesino di Paujil, in una zona isolata, dopo una curva troviamo dei mezzi di trasporto fermi: quelli partiti alle 5,00 e 6,15 del mattino, l’auto di un signore che stava viaggiando con la sua famiglia e un altro bus che veniva da Cartagena del Chairà.

In strada troviamo gli autisti che non hanno voluto abbandonare i loro mezzi, un bambino con un braccio rotto che  assieme al  suo papà si sta recando all’ospedale di Florencia, e alcune mamme con bambini piccoli… a tutti gli altri è stato “dato l’ordine” di proseguire a piedi. Noi che siamo appena arrivati vediamo i soldati guerriglieri da lontano, e ci informano dell’accaduto le stesse persone che sono rimaste nel luogo.

Dopo qualche minuto arrivano due camion, che appena si accorgono di quello che sta succedendo tentano la fuga ritornando indietro… Sentiamo uno sparo, vediamo due soldati guerriglieri che corrono verso i due mezzi che si fermano all’istante.

Un guerrigliero si ferma, mentre l’altro va verso gli autisti, bloccando il camion e spegnendo il mezzo.

Ci avviciniamo tutti al guerrigliero armato e  noto che è molto impacciato, e quando parla non  guarda in faccia, ma verso il basso.

Gli chiediamo cosa vogliono fare con noi, e ci risponde che non possiamo proseguire, dobbiamo rimanere fermi fino a nuova ordine, inoltre continua dicendo:

“In una famiglia se qualcuno disobbedisce viene castigato”. Rimaniamo tutti senza parole.  I guerriglieri dopo aver chiesto le chiavi di tutti i mezzi si allontanano un po’ da noi e rimaniamo soli.

Inizia un dialogo e si fanno tutte le supposizioni del caso. Tutti sono d’accordo che l’Esercito non è molto lontano da qui e se arrivasse potrebbe essere una opportunità per scappare. Siamo arrivati a questo punto della strada alle 10,20 e ormai sono le 14,00, sono ormai 4 ore che siamo fermi sotto un sole cocente che ci fa sudare e accaldare, attorno non c’è un albero… solo pascoli.

Nel bus dove viaggio c’è una famiglia. Sono Afro-Colombiani vengono dal Nord della Colombia, hanno due bambini di 8 e 11 anni, i genitori sono insegnanti e hanno trovato lavoro proprio nella scuola statale della mia parrocchia.

La sete si fa terribile e  vanno in cerca di frutta, trovano delle arance e me ne offrono una, l’ho gradita molto volentieri ed è stata l’arancia più deliziosa della mia vita.

Chiedo loro se hanno paura di questa situazione, perché li vedo molto tranquilli.

Mi rispondono: “sì e no”!.

Allora mi raccontano del contesto tanto terribile della regione da dove provengono: El Chocò.

In questo territorio oltre ai militari governativi e alla guerriglia delle Farc sono presenti i paramilitari i quali non hanno nessuna ideologia, se non quella di combattere la guerriglia in nome dei potenti e sono ben pagati per ammazzare e minacciare.

Da lontano sentiamo un rumore di un motore e guardando molto  in alto vediamo un “minuscolo” elicottero, che mantiene le dovute distanze, per non essere colpito. E’ un elicottero dell’Esercito Nazionale…e ci accorgiamo che il gruppo di guerriglieri che stava sulla collina non c’è più… tutti si agitano… e in un baleno tutti pensiamo che è l’occasione buona per scappare da questo sequestro di persona durato quattro ore.

Due autisti non hanno consegnato le chiavi ai guerriglieri, tra cui il nostro, e quindi riprendiamo il viaggio a tutta velocità… arriviamo al paesino di Cartagena del Chairà, stanchi, affamati, spaventati per il rischio che abbiamo corso ma anche con “un’avventura” in più da raccontare…

Non arrivo alla porta della canonica della missione che un signore del Municipio, mi ferma. E’ preoccupato e mi chiede se ho notizie sull’Amministratore dei Servizi Pubblici del paese, se è ancora vivo in quanto era arrivata la notizia che lo avevano ucciso ed avevano incendiato auto e bus. Per fortuna nulla di tutto ciò.

Alcuni giorni dopo ho saputo che l’autista del bus che mi ha portato da Florencia a Cartagena del  Chairà, la mattina dopo è ripartito, rischiando nuovamente, per un viaggio di ritorno ma questa volta i guerriglieri lo hanno fermato ed hanno incendiato il mezzo. In altre parti del territorio la guerriglia però ha ucciso anche degli autisti che si rifiutavano di consegnare le chiavi e persone tra cui un bambino che erano in viaggio.

Il giorno dopo non riesco a partire per Remolino, perché non ci sono passeggeri sufficienti per un viaggio lungo il fiume e solo il venerdì 27 di marzo riesco ad arrivare nella mia parrocchia.

 

 

 

 

Panoramica di Florencia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In attesa di partire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guerriglieri della Farc

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Elicottero Esercito

 

 

 

 

Autobus incendiati dalla

guerriglia delle Farc

  
 

Si prepara la Pasqua nelle veredas

Il sabato mi aspetta una visita al villaggio Los Angeles.

Il lunedì inizia la visita ai villaggi più lontani in preparazione alla Settimana Santa.

Visito 14 comunità e trascorro il Triduo Pasquale a Remolino.

Visitando queste comunità mi accorgo che la gente si sente abbandonata da tutti, e con la paura d’essere coinvolta in un conflitto del quale vogliono restare fuori.

La presenza del Padre, delle suore o dei missionari laici è molto gradita. L’accoglienza è calorosa, e la gente ringrazia in molti modi: con il saluto, offrendo un bicchiere d’acqua, un pranzo o regala un prodotto del campo.

Molto bella è stata l’accoglienza ricevuta nel villaggio di “Caño Negro”.

Al mattino celebriamo l’Eucarestia con battesimi e prime comunioni, nel pomeriggio il villaggio ha organizzato una rappresentazione della via Crucis. Dopo la celebrazione ci sono partite di calcetto  fino alla ora di cena. La gente rimane con noi a farci compagnia, alle 18,00 il sole tramonta e diventa buio, in quanto non esiste l’energia elettrica, però le persone ci fanno compagnia fino alle 22.00. Parliamo di molte cose e ciò che emerge prevalentemente tra la gente  è il desiderio di sposarsi in chiesa. Ci sono giovani coppie e adulti che si stanno animando e stanno pensando di organizzare un’unica grande festa nel villaggio: sono sei le coppie che hanno espresso questo desiderio

Quando le famiglie ritornano alle loro case sono “scortati” da una bellissima luna che rende la notte chiara e piacevole.

Il giorno seguente arrivo a Puerto Camelia un piccolo centro che si accinge ad organizzarsi per  avere alcuni servizi essenziali come elettricità alcune ore alla sera, qualche via in cemento, l’ acquedotto e compare  anche qualche televisore.

Qui il catechista John Fredy mi chiede se so quello che è successo in Italia e mi informa del terribile terremoto in Abruzzo. Poi arrivando a  Remolino mi informo attraverso internet in modo più preciso e rimango sbalordito del terribile disastro e soprattutto per l’elevato numero di vittime.

Rimango stupito di come i palazzi si siano sgretolati, quando in Italia da molto tempo si stanno facendo edifici antisismici, e allo stesso tempo ho percepito la grande solidarietà degli Italiani verso questi cittadini colpiti da una catastrofe tanto grande, questo manifesta la solidarietà di un Paese, che nel profondo del suo cuore e della sua cultura ha valori evangelici non solo predicati ma vissuti concretamente.

 

E ora a Remolino

Passo il triduo pasquale in parrocchia. La partecipazione è molto buona soprattutto alla funzione della Via Crucis dove nessuno manca e anche alla veglia Pasquale che incominciamo con un grande fuoco al centro del paese, c’è molta partecipazione.

E’ sempre una forte sensazione entrare nella chiesa al buio che poco a poco va illuminandosi con la luce di Cristo che dà senso al nostro stare qui lontani dal proprio paese, e a tutto quello che facciamo. Sarebbe inutile il nostro “lavoro” meglio la nostra missione se Cristo non fosse resuscitato e avesse vinto qualsiasi tipo di morte. Quindi in questo tempo di Pasqua vi auguro a tutti che non vi lasciate travolgere dalle preoccupazioni, dagli affanni e dalle paure, ma con Cristo Risorto supereremo ogni ostacolo e recupereremo la pace interiore che è la cosa più importante per affrontare la vita in modo nuovo e con forze nuove. Il Signore Risorto vi accompagni e vi benedica. Con affetto, p. Angelo Casadei

 
                  
   

                    

Caño Negro : Via Crucis - Bambini- Partita Calcetto

 

                                                                                  

                                                                                                            Arrivo a Puerto Camelias

 

                 In parrocchia a Remolino: Veglia Pasquale

 

                                 

  
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