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Scrivi a padre Angelo

     Remolino del Caguan novembre 2009         
         

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Carissimi,

riprendo la penna dopo vari mesi.

Non è stata negligenza ma vari appuntamenti e avvenimenti hanno caratterizzato questo periodo ed anche purtroppo il peggioramento delle linee telefoniche e di internet che hanno bloccato per molto tempo le comunicazioni. Scrivere tutto quello che è successo è molto lungo, vi racconterò gli episodi più significativi.

  

 

Domenica 30  agosto.

Nel fine settimana il paesino di Remolino si riempie di persone che arrivano dai varie zone ed oggi dopo la messa c’è un incontro dove partecipano gli insegnanti di 15 scuole situate in alcuni villaggi  che fanno parte della parrocchia ed i responsabili di queste comunità.

In questa occasione faccio notare quanto sia importante lo studio e che i genitori non lascino i propri figli senza un’educazione scolastica, rinnovando il desiderio di andare a visitare le comunità.

Li metto al corrente che in questo Anno Pastorale il tema è sul Perdono e la Riconciliazione: valori importanti per costruire una comunità dove ci sia pace ed armonia, che ci sarà la visita del Vescovo a metà ottobre con la celebrazione della S.Cresima, la pubblicazione del secondo foglietto parrocchiale che arriverà a tutti per mantenere un contatto specie con coloro che vivono lontani da Remolino ed inoltre che non possiamo dimenticare i 10 detenuti della nostra parrocchia facendo presente che  mercoledì 26 Agosto le loro famiglie sono partite per Bogotà con alcuni rappresentanti di Remolino, un avvocato ed una ONG cristiana che si occupa di queste situazioni per chiedere giustizia presso il Presidente della Repubblica in quanto da quando sono stati incarcerati maggio 2007 non c’è stato nessun processo ed inoltre sono scaduti i termini di legge della permanenza in carcere. La domenica iniziata bene si conclude nei peggiori dei modi.

Maximiliano Niño, un signore di 47 anni,  mentre stava bevendo birra alla taverna è stato aggredito da due giovani fratelli, e, colpito 8 volte con coltello e machete e morto praticamente quasi all’istante. Un ragazzo di 14 anni, un figlio “ereditato” dalla seconda moglie del signor Maximiliano vedendo l’accaduto sfodera anche lui  il “machete” e sferra due colpi alle spalle dell’assassino e colpisce con una bottiglia di birra l’altro. Anche il figlio maggiore interviene cercando vendetta ma, grazie a Dio, la prima moglie del signor Maximiliano riesce a fermarlo.

L’uomo viene portato al Centro di Salute, però è tutto inutile..sono le 20,30 ed arriva anche l’aggressore ferito. Tutto il paese si trova al Centro di Salute. L’esercito cerca di controllare  e mantenere l’ordine poiché c’è il timore è che inizino  vendette a catena.

Al vedermi la dottoressa mi ringrazia della presenza, perché la gente rispetta molto il padre e in questi momenti di tensione la mia partecipazione dà sicurezza, infatti si crea una calma almeno apparente.

 

Remolino:

arrivi dai villaggi

incontro

scuola in villaggio

  
        
     
        
     
        
     
        
     
        
 

Rimango vicino al figlio maggiore che è quello che potrebbe reagire ancora in modo violento, e cerco di fargli  capire che il fatto è stato già denunciato alla polizia, che confidi nella giustizia dello Stato ed in quella divina, e che non cerchi la vendetta personale.

E l’una del mattino ed invito la gente a venire nella chiesa parrocchiale per pregare. Ricordo loro la pagina del vangelo ascoltata al mattino dove le azioni “cattive” salgono dal nostro cuore e contaminano il nostro essere, come nel nostro cuore molte volte nutriamo sentimenti di rancore, invidia, egoismo, odio e perfino progettiamo azioni aggressive contro il fratello. L’invito è di lasciare crescere nel nostro cuore sentimenti di amore, fraternità e pace che nascono quando la Parola di Dio trova posto dentro di noi. Dopo la preghiera ritorno all’ospedale e vi rimango fino alle 5 quando viene consegnato il corpo ai familiari. Il giorno dopo per le vie del paese l’argomento è scontato: tutti parlano del povero Maximiliano.

Chi lo ricorda mi dice: “ Padre, Maximiliano era una persona molto astuta, sapeva vincere qualsiasi lotta… sapeva far valere i confini della sua proprietà… “

Altri mi dicono: “ I due fratelli volevano vendicarsi per un offesa recata al loro padre anziano per motivi di confini e conoscendo il tipo tanto duro e forte , hanno deciso che il giorno che avrebbero cercato la vendetta la cosa doveva essere “ben fatta”!!!.”

Vedendo il mio stupore e scandalo la gente mi dice: “Padre, quando in questo paese si trafficava molta coca e c’era molta più gente queste risse succedevano tutti i fine settimana…”.

Qualche giorno dopo viene il papà dei due giovani coinvolti nell’assassinio a parlare con me. Ha molta vergogna per l’accaduto e cerca di giustificare i figli dicendo: “ Il signor Maximiliano era un tipo che creava molti problemi… era violento…due anni fa ha sparato alla seconda moglie in un momento d’ira, ed è viva per miracolo..” Afferma poi che i suoi figli quando hanno aggredito Maximiliano erano ubriachi.

Una storia triste, che ha sconvolto Remolino e il villaggio di provenienza dei due aggressori.

In questi giorni abbiamo programmato un’attività sul Perdono e Riconciliazione nel villaggio per recuperare quella serenità che manca a questa comunità colpita da un ulteriore episodio di violenza questa volta famigliare. Stiamo anche proponendo, come equipe missionaria, alle famiglie, un cammino contro l’alcolismo, che coinvolge moltissime persone di varie età.

Vi chiedo perciò di pregare per queste famiglie e perché  ci sia pace in Colombia e nel mondo.

 
        

7-11 di settembre 

l’incontro con tutti i missionari della Consolata della Colombia. E’ stata un vera festa di famiglia. Abbiamo parlato delle realtà missionarie dove siamo presenti:

- con gli indigeni: che stanno prendendo coscienza della loro identità e l’importanza che hanno nello sviluppo di America Latina - con gli afro-americani: trascinati in Colombia con la forza, oggi sono una ricchezza per la loro esuberanza  e creatività - nella città: dove si ammassa la maggioranza della popolazione. Un “materiale” umano immenso… lavoriamo nei quartieri poveri, nelle parrocchie, nel campo dell’istruzione e nell’animazione missionaria dentro la chiesa locale - nella selva Amazzonica: un territorio di grande conflitto interno e a livello internazionale, per essere un luogo ricco di risorse minerarie e soprattutto per la grande ricchezza d’acqua, considerato l’oro blu.

Una settimana intensa, di riflessioni e di idee nuove, perché sentiamo la necessità di rinnovare il nostro “essere” missionari e il nostro “fare” missione, per arrivare nel cuore dell’uomo che ci chiede ogni giorno di essere presenti con il Vangelo dove si decide la Storia dei popoli.

In questa occasione abbiamo salutato il padre Silvio Vettori che, dopo 58 anni di vita nel Caquetà,  rientrava in Italia. Mi ha commosso vederlo piangere…il suo sogno era di morire ed essere sepolto nella missione dove ha lavorato per tutta la vita…ma fare la volontà del Signore a volte è molto duro anche per un missionario

 
      
    

p.Silvio Vettori

  
         
  

A metà ottobre è stata nostra ospite in Remolino, Costanza Frari di Torino, dell’Associazione Onlus “Impegnarsi Serve” coordinata da p.Giordano Rigamonti.

Con lei ed hermana Angela ho continuato la visita pastorale per buona parte della parrocchia, iniziando dai villaggi più lontani, attraverso la selva Amazzonica con i suoi fiumi, le coltivazioni di coca e quelle di cacao, la deforestazione e l’attenzione ecologica. Durante queste visite ho scoperto nuove cose. Questa volta mi sono reso conto di come la presenza delle forze militari sia aumentata con la conseguente riduzione della coltivazione della coca.

Molti contadini se ne sono andati, quelli rimasti sono trattati male perché accusati di essere guerriglieri o collaboratori della guerriglia. Mentre arriviamo al villaggio di Santo Domingo i militari stanno portando via con l’elicottero un contadino, lasciando così  la moglie da sola con 3 bambini. Ho cercato di consolarla..e quando si è un po’ ripresa la signora ha riunito la famiglia e, con tutta la forza che solo le donne abituate alla vita della selva hanno dentro di sé, si è incamminata a piedi verso la sua finca distante circa 3 ore a piedi.

 
      

                

Santo Domingo: controlli esercito-Campo di coca-Elicottero dell'Esercito colombiano

    
Le foto sono di Costanza Frari    
          
  

I giorni seguenti arriviamo al villaggio di Monserrate e la gente mi comunica che non si può celebrare l’Eucarestia nella scuola perché è occupata dai militari, i quali hanno detto ai maestri che neppure il Presidente della Repubblica li avrebbe fatti sloggiare dai locali scolastici.

Tengo in mano un libro e dalla rabbia lo lascio cadere con forza sul tavolo e mi dirigo verso la scuola. Le aule sono invase dall’Esercito. Saluto e chiedo del capitano al quale dico che ha cinque minuti per sgomberare altrimenti inizio scattare delle foto…il capitano cerca di difendersi ma sa molto chiaramente che quello che stanno compiendo non è permesso. Allora gli chiedo il suo nome ma non vuole qualificarsi ed intanto i militari iniziano ad andarsene molto arrabbiati e maledicendomi tra i denti. Mentre si stanno dirigendo all’interno della foresta vado verso loro e chiedo nuovamente il nome al capitano, il quale non vuole presentarsi. Allora dichiaro che la denuncia sarà più grave perché possono essere un gruppo armato qualsiasi.

A questo punto si presenta il tenente Muñoz della “ Movil 6 di Cartagena del Chairà”  il quale si giustifica dicendomi che la stessa Giunta Comunale ha offerto loro i locali scolastici. Gli ricordo che, se anche tutta la comunità, gli offre alloggio nella scuola, lui sa molto bene che non può accettare per motivi di sicurezza perché la struttura si trasforma in un obiettivo militare da parte della guerriglia. Aggiungo che mi dispiace “buttarli fuori” in questo modo, perché so che la vita che fanno immersi nella selva è molto dura, ma sono chiamato a difendere i più deboli…in questo caso i bambini perché non siano coinvolti in azioni di guerra… così li saluto e gli do la mia benedizione come sacerdote e parroco di questa regione. Con queste visite lungo il fiume e nella foresta prepariamo i vari gruppi della cresima, dialoghiamo con le persone, ascoltiamo le loro lamentele contro l’Esercito e la situazione critica che si sta creando.

La settimana successiva visitiamo i villaggi lungo il fiume Suncilla, fino al villaggio “Nueva Illusion”. Lungo il fiume, a metà strada vediamo una persona immersa nell’acqua fino alla cintura,  ci fa segno di avvicinarci ma non capiamo chi sia. Lungo la  riva vediamo un gruppo di uomini in uniforme, ma non distinguiamo se sono guerriglieri o dell’ Esercito Nazionale. Arrivati sulla sponda del fiume si avvicina a me un militare. E’ infreddolito perché ha appena attraversato il fiume, mi stringe la mano e si presenta come tenente dell’Esercito Nazionale. Mi avvisa che non può lasciarmi proseguire perché stanno compiendo una missione militare. Dialogo un po’ con lui e si convince di lasciarmi ripartire solo se gli prometto di non averli incontrati. Arriviamo al villaggio già sanno che l’Esercito è nella zona, e questo crea un po’ di paura, ma l’accoglienza della gente è molto calorosa e rimaniamo con loro due giorni..

         
    

Monserrate: militari e catechesi padre Angelo

 
     

                      

Nueva Ilusion

    
 

La terza settimana è ancora di viaggio lungo il fiume. Il Vescovo mi chiede il favore d’andarlo a prendere a “Puerto Leguizamo” un porto sul fiume Putumayo al confine con Perù e Ecuador.

Sono sette ore di viaggio con la nostra piccola imbarcazione fino alla Tagua, e da lì in 40 minuti di macchina si arriva a Puerto Leguizamo, dove partecipiamo ad un incontro tra le frontiere di Colombia ed Ecuador. Troviamo anche il vescovo di Sucumbio Mons. Gonzalo che ci condivide una bella esperienza di lavoro pastorale molto originale sulle comunità di base. Nella sua diocesi  non esistono parrocchie tradizionalmente organizzate,  ma comunità cristiane animate da un equipe pastorale composta da un sacerdote e laici impegnati nella comunità. Tutti lavorano allo stesso livello di impegno pastorale. Non esiste la canonica e vivono come una famiglia qualsiasi della comunità. Non hanno mezzi propri di spostamento, lavorano per mantenersi vivendo concretamente lo stile della “Chiesa circolare, di comunione di comunità.”.

  
         
 

Nel cammino di ritorno verso Remolino celebriamo le Cresime nel villaggio del Guamo, Santo Domingo e Monserrate e alla domenica in parrocchia dove viviamo una celebrazione veramente molto significativa per la comunità,  una vera festa solenne, che la stessa gente ha apprezzato.

In alcuni villaggi in cui mi sono fermato la gente  esprime il desiderio di voler piantare cacao in alternativa della coca: è una necessità che si sta facendo sempre più forte causa i forti controlli da parte del Governo. Sono 4 i villaggi per un totale di 80 famiglie che vogliono inserirsi in questo progetto. Con il vescovo abbiamo promesso il nostro appoggio solo se i contadini daranno risposte concrete e serie a quanto richiedono. La nostra idea è consegnare loro pianticelle di cacao innestate nel vivaio che abbiamo a Remolino. Il costo della pianta di cacao innestata è di 1 euro. Sarebbe bello continuare in Italia una “ Campagna Progetto Vivaio” che abbiamo iniziato con qualche gruppetto e se il progetto avrà uno sviluppo positivo avremmo bisogno, per iniziare, di almeno 32.000 piantine.

18 ottobre: Giornata Mondiale delle missioni. Le 10 famiglie dei prigionieri mi hanno chiesto di partecipare al processo dei loro cari a Bogotà come testimone, parlando soprattutto della realtà che stiamo vivendo in Remolino: degli scontri tra guerriglia ed Esercito, della popolazione civile sempre presa tra due fuochi e dove spesso la gente è costretta ad incontrarsi con la guerriglia e sottostare ai loro ordini perché vengono minacciati e non possono rivolgersi ad un’autorità pubblica mancando una presenza effettiva dello Stato che garantisca la legge.

  
 

26-30 ottobre: mi trovo in Remolino e stiamo vivendo la quinta “Settimana Culturale” organizzata dalla scuola statale. E’ una settimana di grande festa, tutti gli alunni sono impegnati e divisi in 6 squadre. Ad ogni squadra è stata assegnata una regione della Colombia della quale devono studiare la storia, le tradizioni ed i costumi per poter partecipare al meglio alle sfide che si svolgono durante la settimana. Il Comitato chiede a me, a Costanza, alla dottoressa del Centro Salute e ad un professore di fare da giudici a tutte le competizioni.

Si inizia il lunedì mattina con l’Inno Nazionale, la Santa Messa e nel pomeriggio con la sfilata delle miss delle regioni (che qui chiamano “reina”) che vengono portate in sfilata per tutto il paese sopra un carretto trainato da un cavallo e adornato con gli oggetti caratteristici della regione rappresentata, quindi viene presentato il piatto tipico dei vari luoghi.

Ogni giorno c’è una manifestazione: concorsi di disegno, canto, poemi, mimi, teatro, le olimpiadi del sapere, presentazione di esperimenti scientifici, esposizione di oggetti antichi, gare sportive di vario tipo come il canottaggio con piccole barche a remi, la corsa dei cani e dei gatti e una grande caccia al tesoro. Si conclude la settimana con l’incoronazione della “reina” della regione e con la premiazione della squadra che ha accumulato più punti nelle varie competizioni. E’ stata una settimana intensa e molto ricca dove la gente stessa del paese ha partecipato alle attività che occupavano l’intera giornata.

Sicuramente una settimana indimenticabile per il paese. In questi giorni Remolino ha espresso il meglio di sé dimostrando che questo territorio non è solo violenza, violazione dei diritti umani e coca, ma un territorio in ricerca di quei  valori che tutti vogliamo recuperare per costruire un mondo migliore e diverso. Grazie comunità di Remolino per credere nei valori umani e cristiani che molte volte pensiamo siano dimenticati. Concludo questa mia lunga lettera ringraziando anche voi  per accompagnarmi sempre con la vostra preghiera e amicizia, domani  riprendo la mia visita pastorale ai villaggi.

Il Signore vi accompagni sempre per il vostro cammino e vi benedica.

Con affetto, p.Angelo Casadei imc

      
  

Remolino:

momenti della

settimana culturale

 

 

 

 

 
 

 

 
                          
     

Cliccando QUI puoi leggere la lettera inviata ai vari Enti colombiani dei diritti umani in seguito alla situazione critica che si vive nel territorio della parrocchia di Remolino

                

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