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Marina mi ha dato questa breve lettera

di padre Ugo De Censi

fondatore dell'Operazione Mato Grosso

  
  Una lettera dal Perù

Chacas Perù

 

Carissima suor Claudia,

è un annuncio di matrimonio: chi si sposa è mia figlia Ursula con un ragazzo peruviano, Michael: Ursula è la bambina che, nella foto, io caricavo sulle mie spalle nel 1985.

Allora aveva due anni. Mi fu portata in casa, a Chacas, che aveva due giorni di vita.

LA sua mamma era morta partorendo. La sua mamma era sordomuta, una "zonza" si dice qui di quelle "che non capiscono".

Così non si seppe chi era il sui papà. Quando una sua parente me la portò in casa parrocchiale, Ursula pesava poco più di un chilo.

Con il caldo della stufa ed il latte in polvere se la cavò i primi giorni della sua vita e, con le cure materne di M.Flavia, divenne una bambina felice ed ora si sposa con un buon ragazzo di Caraz, Michael, che fa la guida turistica.

E' chiaro che mi commuoverò per tutto il tempo del matrimonio, così come mi sono commosso tutte le volte che ho pensato e detto a lei: "Ursula, sei arrivata come un regalo. Mi fa bene riconoscere che è il Signore che ti ha mandata da me, perché tutti qui mi chiamavano Padre e così è giusto che qualcuno mi chiami papà."

E' con questa gioia e riconoscenza al signore per avermi voluto Padre che ti comunico il matrimonio di mi a figlia Ursula con Michael. con affetto padre Hugo

 
   

Chi è padre Ugo de Censi

Don Ugo De Censi nacque a Polaggia di Berbenno in Valtellina (Sondrio) il 26/01/1924.

Secondogenito dei sei figli di Orsola e Vincenzo De Censi, dall’età di 9 anni, a causa della salutecagionevole della madre, fu messo in collegio con il fratello maggiore Ferruccio. Stavano in un istituto a Valle di Colorina, un paesino situato proprio di fronte a Polaggia, sull’altra sponda del fiume Adda. Fin da bambino pensava di farsi prete. Sua guida fu sempre il fratello Ferruccio e, come lui, volle farsi salesiano.

Dopo Valle di Colorina studiò perciò in collegi salesiani in provincia di Brescia e Milano.

Nel 1940 fece la professione salesiana.Rimase orfano di madre a 16 anni.

Il padre Vincenzo fu una pietra angolare per la sua vita: era un uomo di tempra tenace; Ugo lo ammirava, un po' lo temeva e lo amava molto.

 
  

In tempi di guerra patì la fame: il pane di fichi che il padre gli spediva e arrivava ammuffito era una vera Provvidenza da dividere con compagni altrettanto affamati.

Questo periodo di privazioni lasciò il segno: una serie di malattie travagliò la sua giovinezza e a 20 anni dopo un intervento alla mastoide, rimase con la bocca storta e un occhio aperto per la paralisi del nervo facciale.

Fu ricoverato per due o tre anni nell’ospedale di S.Corona a Pietra Ligure per spondilite tubercolare. La degenza lasciò un segno profondo in lui, conobbe la sofferenza, gli uomini, il mondo, stando immobile a letto vicino ad altri malati che la lunga malattia aveva deluso e incattivito.

Non guariva, aveva sempre una fistola aperta. I suoi superiori salesiani cominciarono a dubitare che sarebbe diventato prete. Lui no. A Lourdes, come per miracolo, la fistola si chiuse. Dopo un ulteriore intervento guarì.

Concluse i suoi studi laureandosi in teologia e successivamente in scienze politiche. A Milano 1’8 marzo 1951 fu ordinato sacerdote.

Era un salesiano vivace, contestatore, allegro. Il teatro era la sua passione, gli piaceva scrivere, dipingere,sciare. La casa salesiana di Arese (Milano) fu un’altra tappa importante della sua vita. Ci rimase per 20 anni.

Con don Della Torre iniziò l’esperienza di trasformare una prigione per minorenni in riformatorio. Quei ragazzi aiutarono don Ugo ad essere vero...Le parole, le belle prediche non avevano senso per loro. Imparò ad amarli, a voler loro bene.

Nel 1965 partecipò a Roma al Capitolo Generale XIX dei salesiani, rappresentando come delegato i 630 confratelli dell’lspettoria lombarda-emiliana.

In quell’occasione conobbe Padre Pedro Melesi, missionario in Brasile, inviato al Capitolo come rappresentante dei salesiani dell’America Latina. Don Ugo rimase sconcertato dal suo silenzio. Lo costrinse a parlare e sentì da lui parole crude, vive sulla povertà; sentì la solitudine e la delusione di quest’uomo: in Italia si parlava di tutt’altri problemi che ,di quelli enormi dei suoi poveri. Don Ugo gli promise di aiutarlo.

Con altri due salesiani, Don Luigi Melesi e Don Bruno Ravasio, cominciò a parlare di andare in Brasile in missione, ai ragazzi di Arese e ai giovani degli oratori salesiani dell’ispettoria lombardo-emiliana, di cui era responsabile.

Giravano per le chiese, le parrocchie, dagli amici a raccogliere soldi.

Nel 1967 ci fu la prima spedizione in Brasile. Ne parlarono i giornali e la radio. I ragazzi costruirono un centro giovanile a Poxoreo in Brasile. La costruzione non terminò, alcuni rimasero. Altri tornarono l’anno successivo a finire i lavori. Ci furono subito altre richieste da missionari del Brasile, Ecuador, Bolivia, Perù.

Nacque così l’Operazione Mato Grosso.

 
Una Santa 
da conoscere
       

Vittorio Greco di Praia a Mare mi ha scritto un breve pensiero su Santa Maria Goretti e ci invita a conoscerla.

    
         

Santa Maria Goretti è senza dubbio la martire cristiana che dovrebbe essere maggiormente presente nel cuore dei giovani di oggi.

Il suo esempio di amore per Dio e per la purezza da Lui raccomandata, nonostante le condizioni di miseria e arretratezza in cui all'epoca si viveva, costituisce un modello oggi tanto più attuale quanto bistrattato dai ragazzi, che considerano la purezza un valore "fuori moda".

Il sacrificio della piccola Santa rispecchia inoltre pienamente alcuni aspetti fondamentali della Passione di Gesù (basti pensare al fatto che, come Lui, ha subito il martirio, ha richiesto da bere in punto di morte e, cosa più importante, ha perdonato  il suo uccisore!).

Noi non possiamo fare altro che diffondere con tutte le nostre forze il suo messaggio, in modo che non cada nell'oblio e anzi sia rivalutato e apprezzato dalle nuove generazioni."

 
      
          
 

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