In tempi di guerra patì la fame: il pane di fichi che il padre gli spediva e arrivava ammuffito era una vera Provvidenza da dividere con compagni altrettanto affamati.
Questo periodo di privazioni lasciò il segno: una serie di malattie travagliò la sua giovinezza e a 20 anni dopo un intervento alla mastoide, rimase con la bocca storta e un occhio aperto per la paralisi del nervo facciale.
Fu ricoverato per due o tre anni nell’ospedale di S.Corona a Pietra Ligure per spondilite tubercolare. La degenza lasciò un segno profondo in lui, conobbe la sofferenza, gli uomini, il mondo, stando immobile a letto vicino ad altri malati che la lunga malattia aveva deluso e incattivito.
Non guariva, aveva sempre una fistola aperta. I suoi superiori salesiani cominciarono a dubitare che sarebbe diventato prete. Lui no. A Lourdes, come per miracolo, la fistola si chiuse. Dopo un ulteriore intervento guarì.
Concluse i suoi studi laureandosi in teologia e successivamente in scienze politiche. A Milano 1’8 marzo 1951 fu ordinato sacerdote.
Era un salesiano vivace, contestatore, allegro. Il teatro era la sua passione, gli piaceva scrivere, dipingere,sciare. La casa salesiana di Arese (Milano) fu un’altra tappa importante della sua vita. Ci rimase per 20 anni.
Con don Della Torre iniziò l’esperienza di trasformare una prigione per minorenni in riformatorio. Quei ragazzi aiutarono don Ugo ad essere vero...Le parole, le belle prediche non avevano senso per loro. Imparò ad amarli, a voler loro bene.
Nel 1965 partecipò a Roma al Capitolo Generale XIX dei salesiani, rappresentando come delegato i 630 confratelli dell’lspettoria lombarda-emiliana.
In quell’occasione conobbe Padre Pedro Melesi, missionario in Brasile, inviato al Capitolo come rappresentante dei salesiani dell’America Latina. Don Ugo rimase sconcertato dal suo silenzio. Lo costrinse a parlare e sentì da lui parole crude, vive sulla povertà; sentì la solitudine e la delusione di quest’uomo: in Italia si parlava di tutt’altri problemi che ,di quelli enormi dei suoi poveri. Don Ugo gli promise di aiutarlo.
Con altri due salesiani, Don Luigi Melesi e Don Bruno Ravasio, cominciò a parlare di andare in Brasile in missione, ai ragazzi di Arese e ai giovani degli oratori salesiani dell’ispettoria lombardo-emiliana, di cui era responsabile.
Giravano per le chiese, le parrocchie, dagli amici a raccogliere soldi.
Nel 1967 ci fu la prima spedizione in Brasile. Ne parlarono i giornali e la radio. I ragazzi costruirono un centro giovanile a Poxoreo in Brasile. La costruzione non terminò, alcuni rimasero. Altri tornarono l’anno successivo a finire i lavori. Ci furono subito altre richieste da missionari del Brasile, Ecuador, Bolivia, Perù.
Nacque così l’Operazione Mato Grosso.